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		<title>Commento a &#8220;Lezioni americane&#8221; di I.Calvino: 1.Lightness</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Feb 2008 20:11:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>artaudafe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[home:artaudafe.com &#62; articoli &#62; Commento a &#8220;Lezioni americane&#8221; di I.Calvino: 1.Lightness Calvino dedica la sua prima lezione americana al valore della leggerezza, contro la «pesantezza, l’inerzia e l’opacità del mondo, qualità che s’attaccano subito alla scrittura,se non si trova il modo di sfuggirle»1. Mondo Medusa, mondo di pietra è quello a cui Calvino vuol sfuggire. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=artaudafe.wordpress.com&amp;blog=2447269&amp;post=21&amp;subd=artaudafe&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p></b>Calvino dedica la sua prima lezione americana al valore della leggerezza, contro la «pesantezza, l’inerzia e l’opacità del mondo, qualità che s’attaccano subito alla scrittura,se non si trova il modo di sfuggirle»<sup>1</sup>.<br />
Mondo Medusa, mondo di pietra è quello a cui Calvino vuol sfuggire. L’allegoria del rapporto poeta/mondo è dipanata da Calvino nel mito di Perseo (Poeta) e Medusa (Mondo).<br />
In una scena del film<sup>2</sup> dell’autore americano Paul Schrader sulla vita e la opera di <a href="http://samurai-postmoderno.notlong.com/" target="_blank">Yukio   Mishima</a> il protagonista afferma che il mondo non sa che farsene delle parole, ma che le parole possono cambiare il mondo. <span></span>Lo scrittore giapponese temeva la decadente corrosività delle parole, tendando di esorcizzarne i fantasmi con la disciplina del corpo. Ma attraverso il decadimento del Mondo attraverso il sangue di Medusa Calvino evoca la nascita di Pegaso, cavallo alato il quale &#8211; a sua volta &#8211; con un colpo dello zoccolo fa scaturire le Nove Muse dalle pendici del Monte Elicona.<br />
Perseo non si separa mai dalla testa di Medusa (è forse la petrificante Razionalità del Reale?), portandola seco in un sacco ed evitando di guardarla direttamente, come d’altronde aveva fatto per sconfiggerla, grazie all’uso dello specchio. Curiosamente &#8211; per tornare a Mishima &#8211; la spada (che rappresenta il valore, <i>arete</i>) e specchio (che rappresenta la saggezza,   <i>phronesis</i>), oltre alla collana di grani di giada (che rappresenta la   benevolenza, <i>eudaimonia</i>) sono i tre simboli della somma potestà   imperiale nipponica.<br />
Il poeta (Perseo) rispetta il suo trofeo e quando &#8211; nelle Metamorfosi di Ovidio &#8211; deve appoggiarla al suolo, per ripulirsi dopo la liberazione di Andromeda, decide di adagiarla sopra un letto di fogliame che tosto, al contatto con la testa anguicrinita, metamorfizza in corallo.<br />
Esistenza ed Essere, Pesantezza e Leggerezza, Ineluttabilità e Insostenibilità, Arte e Vita, Morte e Amore: ecco le coppie suggerite o evocate da Calvino, che presago della rivoluzione informatica, prospetta (o meglio auspica) il futuro dominio della leggerezza del <i>software</i> contro   la pesantezza dello <i>hardware</i>.<br />
«Tanto in Lucrezio quanto in Ovidio» &#8211; per continuare, affiancando Calvino nel percorrere la mitologia (e la mitopoiesi) classica &#8211; «la leggerezza è un modo di vedere il mondo che si fonda sulla filosofia e sulla scienza[…] ma in entrambi i casi è una leggerezza che si crea nella scrittura…indipendentemente dalla dottrina del filosofo che il poeta dichiara di voler seguire»<sup>3</sup>.<br />
Contrapposta alla leggerezza della frivolezza, spesso purtroppo contigua ad una superficiale inconsistenza, Calvino prende in esame &#8211; auspicandola quale «simbolo inaugurale del Nuovo Millennio»<sup>4</sup>. &#8211; una leggerezza pensosa del’intellettuale che sa sollevarsi sulla pesante, monotona vitalità del secolo, in realtà appartenente al “regno della morte”.<br />
«Leggera, piana, dritta» al bersaglio amoroso del poeta (qui Guido cavalcanti) ha da andar la ballata, munita di affilati strumenti comunicativi, ma soprattutto insufflata da uno spirito avvicinabile all’eros cosmogonico di <a href="http://www.filosofico.net/klages.htm" target="_blank">Klages</a> o all’amor fati nietzscheano e non certo al ghost in the machine, giacché gli eretici Cavalcanti e Calvino non aderiscono certo a quel che <a href="http://www.filosofico.net/ryle.htm">Ryle</a> definisce la “dottrina ufficiale” e loro leggerezza non è mai incorporea, né tantomeno &#8211; come già detto in precedenza &#8211; inconsistente.<br />
Se di dualismo si può parlare &#8211; nell’àmbito della teoria letteraria, però, e non certo in quello della filosofia della mente &#8211; lo si riscontra, come nota Calvino, agli inizi della letteratura italiana ed europea nel differente atteggiamento stilistico-narratologico di Guido Cavalcanti e Dante Alighieri. Giocando con il termine inglese <i>lightness</i> nella “luce” delle fisica quantistica novecentesca si potrebbe quasi dire che in Dante la luminosità/leggerezza ha un aspetto “corpuscolare”, mentre in Cavalcanti questa assume caratteristiche “ondulatorie”.<br />
Il <i>locus</i> di un’opera diventa <i>   <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bosco_sacro" target="_blank">lucus</a></i>   ossia <i>Lichtung</i> (la clarità/leggerezza dell’essere heideggeriana) che non a caso si avvicina &#8211; per tornare a cercare parallelismi con letterature e filosofie distanti ma non remote &#8211; al concetto giapponese di <i>   <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Iki_%28aesthetic_ideal%29" target="_blank">iki</a></i><sup>5</sup>, “leggiadria illuminante” (alla quale peraltro può essere contrapposto &#8211; sempre in un’ottica pseudo-quantistica &#8211; il concetto di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wabi"><i>wabi-sabi</i></a>, “grave e   dimessa bellezza”).<br />
Della stessa sostanza di cui son fatti i sogni siamo, secondo William Shakespeare; per Calvino il tessuto melanconico delle trame shakesperiane (e cervantiane) si lega ad alcuni tratti umoristici, come analizzato nel celebre studio su <i><a href="http://tinyurl.com/ywaq3w">Saturno e la   melanconia</a></i><sup>6</sup>,  ma citiamo direttamente Calvino:</p>
<blockquote><p>Come la melanconia è la tristezza diventata leggera, cosi lo humour è il comico che ha perso la pesantezza corporea (quella dimensione della carnalità umana che pur fa grandi Boccaccio e Rabelais) e mette in dubbio l’io e il mondo e tutta la rete di relazioni che li costituiscono.Melanconia e humour mescolati e inseparabili caratterizzano l’accento del Principe di Danimarca che abbiamo imparato a riconoscere in tutti o quasi i drammi shakespeariani sulle labbra dei tanti avatars del personaggio Amleto. Uno di essi, Jaques in <i>As You Like It</i>, cosi definisce la melanconia (atto IV, scena I):</p>
<p>… but it   is a melancholy of my own,<br />
compounded of many simples,   extracted from<br />
many objects, and indeed the sundry<br />
contemplation of my travels, which,   by<br />
often rumination, wraps me in a   most<br />
humorous sadness.</p>
<p>… è la   mia peculiare malinconia<br />
composta da elementi diversi,   quintessenza<br />
di varie sostanze, e più   precisamente di<br />
tante differenti esperienze di   viaggi<br />
durante i quali quel perpetuo   ruminare mi<br />
ha sprofondato in una   capricciosissima<br />
tristezza.</p>
<p>Non è una melanconia compatta e opaca, dunque, ma un velo di particelle minutissime d’umori e sensazioni, un pulviscolo d’atomi come tutto ciò che costituisce l’ultima sostanza della molteplicità delle cose<sup>7</sup>.</p></blockquote>
<p>Defilate rispetto al dualismo cartesiano-newtoniano appaiono le   figure di   <a href="http://www.filosofico.net/cyrano.htm" target="_blank">Cyrano de   Bergerac</a> (che è il cognome, di nome faceva Hector Savinien) &#8211; più noto come lead and title character della celebre pièce tardo-romantica di Rostand che come poeta e libero pensatore del libertinismo seicentesco d’oltralpe &#8211; e di Jonathan Swift. Più che sentire il “peso” della forza di gravità costoro s’ingegnarono &#8211; fantasticamente, certo &#8211; a vincerla, macchinando ingegnosi artifici per ascendere alla luna o far librare in aria isole volanti. Anche il volterriano Micromega sfrutta un newtonismo “alleggerito” per caracollare fra mondi lontanissimi mentre il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Barone_di_M%C3%BCnchhausen">Barone di   Muenchausen</a> elaborò trame talmente complicate ma così leggere da evitar persino di doversi raccontare da sé, lasciando a mano anonima &#8211; prima della “infame” versione inglese pubblicata da Rudolf Erich Raspe &#8211; il peso del racconto dei suoi meravigliosi viaggi.<br />
Tornando alla Luna, la silenziosa Luna, Calvino la vuol lasciar tutta al suo più rarefatto interprete, Giacomo Leopardi autore del miracolo “di togliere al linguaggio ogni peso fino a farlo assomigliare alla luce lunare”, per tentare di dare un senso a quel peso che come mostrò vanamente <a href="http://www.filosofico.net/michels.htm" target="_blank">Carlo   Michelstaedter</a> “non può mai esser persuaso”<sup>8</sup>. Lasciando volutamente cadere quasi tutti i possibili bandoli di questa intricata matassa: quello astrale, quello lucreziano-rinascimentale, quello della metafora “ondulatoria” che attraverso Leibniz porterebbe fino alle più ardite radicalizzazioni del postmodenismo, Calvino decide di concludere la propria disamina della leggerezza nella letteratura intesa come funzione esistenziale, reazione al peso “impersuasibile”. Il Calvino epistemologo della narratività, aduso «a considerare la letteratura come ricerca di conoscenza” per spostarsi sul “terreno esistenziale” non può fare a meno anche di «considerarlo esteso all’antropologia, all’etnologia, alla mitologia»<sup>9</sup>, ricollegando «la   funzione sciamanica e stregonesca…con l’immaginario   letterario»<sup>10</sup>, ma preferisce terminare la redazione della conferenza semplicemente immaginando di cavalcare il secchio del cavaliere kafkiano<sup>11</sup>,  nell’aldilà inesistente delle Montagne   di Ghiaccio.</p>
<p>Gianni Rainero<span style="background-color:#ffffff;">.</span></p>
<hr />[1] Italo Calvino, <i> Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo   millennio</i>, Milano, Garzanti, 1988, p. 6<br />
[2] Cfr. <i>Mishima, una vita in quattro capitoli</i> di Paul Schrader, USA   1985 &#8211; 121′<br />
[3] Italo Calvino, <i>cit</i>., pp.11-12<br />
[4] Idem, p.13<br />
[5] Cfr. Kuki Shuzo, <i>La struttura dell’iki</i>, a cura di G.Baccini,   Milano, Adelphi, 1992 (1<sup>a</sup> edizione giapponese 1930)<br />
[6] Cfr. R. Klibansky, E. Panofsky, F. Saxl, <i>Saturno e la melanconia</i>,   Torino, Einaudi, 1983 (1<sup>a</sup> edizione inglese 1964)<br />
[7] Italo Calvino, <i>cit</i>., p.21<br />
[8] Carlo Michelstaedter, <i>La persuasione e la rettorica,</i> tesi di laurea   completata nel 1908, disponibile online<br />
<a href="http://www.letteraturaitaliana.net/pdf/Volume_9/t253.pdf"><i>   http://www.letteraturaitaliana.net/pdf/Volume_9/t253.pdf</i></a> p.8<br />
[9] Italo Calvino, <i>cit</i>., p.28<br />
[10] Idem, p.29<br />
[11] Franz Kafka, <i>Der Kuebelreiter </i>(1921) versione tedesca online: <i>   <a href="http://gutenberg.spiegel.de/kafka/erzaehlg/kuebel.htm">   http://gutenberg.spiegel.de/kafka/erzaehlg/kuebel.htm</a></i><br />
trad.it. in Franz Kafka, <i>Tutti i romanzi e i racconti</i>, Roma, Newton e   Compton, 1991, p.625-626<span style="background-color:#ffffff;">.</span><br />
<hr /><a href="http://www.artaudafe.com/"><u>home:artaudafe.com</u></a> &gt; <a href="http://artaudafe.wordpress.com/"><u>articoli</u></a> &gt; <b>Commento a &#8220;Lezioni americane&#8221; di I.Calvino: 1.Lightness</b></div>
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		<title>Metamofosi/Enantiomorfosi. Una dicotomia problematica</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Feb 2008 18:45:04 +0000</pubDate>
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<p>A <i>Enantiomorfi, Enantiomorfismo</i> e <i>Enantiodromia </i>collego il termine <i>Enantiomorfosi</i> nel senso impiegato da Deleuze e Guattari<sup>1</sup> per tradurre il vocabolo tedesco <i>Entwandlung</i> &#8211; da Massa e potere di Canetti &#8211; rafforzando così il significato della coppia concettuale <i>Verwandlung/Entwandlung = <b>Metamorfosi/Enantiomorfosi</b></i>. Il “… Dominus ieratico e immutabile … in ogni momento legifera per costanti, proibendo o limitando strettamente le metamorfosi, dando chiari e stabili contorni alle figure (in inglese si direbbe meglio con il gioco di parole <i>figures</i>= figure/cifre), contrapponendo le forme due a due e richiedendo ai suoi sudditi di morire per poter passare da una forma all’altra”<sup>2</sup>.<span></span></p>
<p><span style="background-color:#ffffff;">Un buon esempio è il passaggio delle valute europee all’euro, che avrebbe dovuto dare chiarezza e stabilità alle cifre (</span><span style="font-style:italic;background-color:#ffffff;">figures</span><span style="background-color:#ffffff;">) economiche ma che ha pure comportato un significativo ridimensionamento del potere e delle condizioni di vita dei ceti medi e della classe operaia. Le torri gemelle avrebbero potuto rappresentare l’eventuale diarchia euro/dollaro sulla piazza &#8211; oggi ormai ridotta a </span><b>una</b><span style="background-color:#ffffff;"> misera spianata &#8211; del mercato globale? Non lo sapremo mai: nuovi progetti per il nuovo secolo (millennio) erano già stati elaborati dall’</span><span style="font-style:italic;background-color:#ffffff;">intelligentsija </span><span style="background-color:#ffffff;">neocon: L’Undici Settembre era destinato ad essero l’unico </span><span style="font-style:italic;background-color:#ffffff;">Ereignis </span><span style="background-color:#ffffff;">del 21</span><sup><span style="background-color:#ffffff;">o</span></sup><span style="background-color:#ffffff;"> secolo.</span><span style="background-color:#ffffff;">Esiste dunque <b>una</b><span style="background-color:#ffffff;"> </span><b>dicotomia</b><span style="background-color:#ffffff;">: </span><b>Metamorfosi/Enantiomorfosi</b><span style="background-color:#ffffff;">? Nella famosa </span><b>dicotomia</b><span style="background-color:#ffffff;"> pasoliniana il </span><span style="font-style:italic;background-color:#ffffff;">progresso, </span><span style="background-color:#ffffff;">letto come passione idealizzata, “di sinistra”, (non potremmo anche definirla metamorfica e schizoide?) si oppone al mero, pragmatico fatto, “di destra”, (non potremmo anche definirlo paranoico e enantiomorfico?) dello </span><span style="font-style:italic;background-color:#ffffff;">sviluppo</span><span style="background-color:#ffffff;">. Tuttavia Pasolini era stato molto attento, sottolineando l’ambiguità insita nel porsi stesso della questione.<br />
“Ci sono due parole che ritornano frequentemente nei nostri discorsi: anzi, sono le parole chiave dei nostri discorsi. Queste due parole sono </span><span style="font-style:italic;background-color:#ffffff;">sviluppo </span><span style="background-color:#ffffff;">e </span><span style="font-style:italic;background-color:#ffffff;">progresso</span><span style="background-color:#ffffff;">. Sono due sinonimi? O, se non sono due sinonimi, indicano due momenti diversi di uno stesso fenomeno? Oppure indicano due fenomeni diversi che però si integrano necessariamente fra di loro? Oppure, ancora, indicano due fenomeni solo parzialmente analoghi e sincronici? Infine; indicano due fenomeni «opposti» fra di loro, che solo apparentemente coincidono e si integrano? Bisogna assolutamente chiarire il senso di queste due parole e il loro rapporto, se vogliamo capirci in </span><b>una</b><span style="background-color:#ffffff;"> discussione che riguarda molto da vicino la nostra vita anche quotidiana e fisica.”</span><sup><span style="background-color:#ffffff;">3</span></sup><span style="background-color:#ffffff;">Altre interessanti considerazioni che emergono dall’analisi di Canetti sulle fasi finali della metamorfosi fanno riferimento alle nozioni di figura e maschera e dei loro rapporti segreti, così come segreti paiono essere i rapporti e le simbologie dietro/sotto l’archeologia/genealogia delle torri gemelle e del </span></span><span style="background-color:#ffffff;"><span style="font-style:italic;background-color:#ffffff;">ground zero</span><span style="background-color:#ffffff;">. Un’altra </span><b>dicotomia</b><span style="background-color:#ffffff;"> </span><b>problematica</b><span style="background-color:#ffffff;"> </span><span style="font-style:italic;background-color:#ffffff;">Distanza/Coinvolgimento</span><span style="background-color:#ffffff;"> &#8211; sottolineata dal semiologo della cultura boemo Ivan Bystrina</span><sup><span style="background-color:#ffffff;">4</span></sup><span style="background-color:#ffffff;"> è preconizzata dai passi in cui Canetti scrive della distanza pretesa dalla maschera:<br />
“La maschera è infatti </span><b>una</b><span style="background-color:#ffffff;"> figura, con un proprio modo di comportarsi. Non appena lo si è imparato e si è capito quale distanza essa esiga, la maschera difende l’uomo dal pericolo che essa stessa contiene… Essa affascina e al tempo stesso impone </span><b>una</b><span style="background-color:#ffffff;"> distanza…Chi la abbatte è punito con la morte. Finché dura la sua attività, essa è intangibile, invulnerabile, sacra…Il suo potere risiede nel fatto che la si conosce bene, senza sapere cosa contenga. La si conosce solo dall’esterno, solo dal davanti…La maschera è applicata ed esterna,…è chiaramente separata da chi la porta…Finché la esibisce, egli è sempre </span><b>una</b><span style="background-color:#ffffff;"> creatura duplice: se stesso e la maschera…La sua persona quotidiana è occupata con la maschera, mentre egli si trasforma in essa. Egli è dunque duplice, e deve restare duplice per tutta la durata della sua esibizione.”</span><sup><span style="background-color:#ffffff;">5</span></sup><span style="background-color:#ffffff;"></span><span style="background-color:#ffffff;"> Gli specchi di norma non trasformano (con l’eccezione &#8211; forse &#8211; degli specchi deformanti), possono rifletter le trasformazioni, ma che avviene nel caso delle metamorfosi? Secondo Canetti la metamorfosi umana è uno degli enigmi più grandi</span><sup><span style="background-color:#ffffff;">6</span></sup><span style="background-color:#ffffff;">. Come Foucault mette in luce in Raymond Roussel, “la figura del labirinto diventa infinitamente prossima alle metamorfosi che culminavano nel passaggio dalla vita alla morte e al mantenimento della vita nella morte. Il labirinto conduce a un minotauro che è specchio, specchio della morte e della nascita, luogo profondo e inaccessibile di tutte le metamorfosi. In quel luogo le differenze si raggiungono e ritrovano l’identità, la casualità della morte e dell’origine, divise dalla sottile lamina dello specchio, si trovano collocate nello stesso [piano] virtuale ma vertiginoso del doppio.”</span><sup><span style="background-color:#ffffff;">7</span></sup><span style="background-color:#ffffff;"></span><span style="background-color:#ffffff;">Come viene sottolineato in <span style="font-style:italic;background-color:#ffffff;">The Nature of Capital</span><span style="background-color:#ffffff;">, parafrasando la lettera di Engels a Marx del 30 Maggio 1873: “il capitale è un rapporto sociale che è soggetto a metamorfosi attraverso verie forme materiali, un processo che produce effetti che danno origine a cambiamenti nella struttura interna di questi rapporti”</span><sup><span style="background-color:#ffffff;">8</span></sup><span style="background-color:#ffffff;">; ma le contraddizioni insite nel capitalismo sono enantiodromiche e la duplicità delle immagini-specchio e delle figure-maschera non ce la fa più a riflettersi all’infinito</span><sup><span style="background-color:#ffffff;">9</span></sup><span style="background-color:#ffffff;">: la lamina è sottile e i piani (di volo) virtuali sono vertiginosi.</p>
<p>Gianni Rainero<br />
</span></span></span></p>
<hr />
<p style="text-align:justify;"><span style="background-color:#ffffff;"><br />
Note:<br />
1] G.Deleuze, F. Guattari, <span style="font-style:italic;">A Thousand Plateaus</span>, trans. Brian Massumi, (Minneapolis: University of Minnesota Press,1987) 107, 528n.<br />
2] G.Deleuze, F. Guattari, cit., 107.<br />
3] “Sviluppo e progresso” in P.P.Pasolini. <span style="font-style:italic;">Saggi sulla politica e sulla società [Scritti corsari]</span>, a cura di Walter Siti,<br />
(Milano: Mondadori, 1999);</span><span><span style="background-color:#ffffff;"> fonte web: </span><a href="http://www.pasolini.net/saggistica_sviluppo-progresso.htm" target="_blank"><span style="background-color:#ffffff;">http://www.pasolini.net/saggistica_sviluppo-progresso.htm</span></a></span><span style="background-color:#ffffff;"><br />
</span><span style="background-color:#ffffff;">4] Ivan Bystrina Semiotik der Kultur &#8211; Zeichen &#8211; Texte &#8211; Codes (Tübingen: Stauffenburg, 1989:211ff)<br />
5] E.Canetti , <span style="font-style:italic;">Massa e potere</span>, a cura di F.Jesi, (Milano: Bompiani, 1988) 456-457.<br />
6] E.Canetti, cit., 407.<br />
7] M.Foucault, <span style="font-style:italic;">Raymond Roussel,</span> (Verona: Ombre Corte, 2001) 116 &#8211; 117.<br />
8] R.Marsden,<span style="font-style:italic;"> The Nature of Capital: Marx after Foucault</span> (London: Routledge, 1999) 121.<br />
9] Cfr. le opere del patafisico canadese Christian Bok’s come: <span style="font-style:italic;">Crystallography</span> (Toronto : Coach House Books, 2003) ; “Enantiomorphosis (A natural history of mirrors)” in <span style="font-style:italic;">Imaginary numbers : an anthology of marvelous mathematical stories, diversions, poems, and musings,</span> ed. by W.Frucht, (New York ; Chichester : John Wiley &amp; Sons, Inc., c1999).</span></p>
<hr /><a href="http://www.artaudafe.com/"><u>home:artaudafe.com</u></a> &gt; <a href="http://artaudafe.wordpress.com/"><u>articoli</u></a> &gt; <b>Metamofosi/Enantiomorfosi. Una dicotomia problematica</b></p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/artaudafe.wordpress.com/20/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/artaudafe.wordpress.com/20/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/artaudafe.wordpress.com/20/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/artaudafe.wordpress.com/20/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/artaudafe.wordpress.com/20/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/artaudafe.wordpress.com/20/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/artaudafe.wordpress.com/20/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/artaudafe.wordpress.com/20/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/artaudafe.wordpress.com/20/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/artaudafe.wordpress.com/20/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/artaudafe.wordpress.com/20/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/artaudafe.wordpress.com/20/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/artaudafe.wordpress.com/20/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/artaudafe.wordpress.com/20/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/artaudafe.wordpress.com/20/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/artaudafe.wordpress.com/20/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=artaudafe.wordpress.com&amp;blog=2447269&amp;post=20&amp;subd=artaudafe&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Torri gemelle: una dialettica degli opposti</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Feb 2008 18:13:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>artaudafe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[11-Settembre]]></category>
		<category><![CDATA[11/9]]></category>
		<category><![CDATA[enantiodromia]]></category>
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		<description><![CDATA[home:artaudafe.com &#62; articoli &#62; Torri gemelle: una dialettica degli opposti Versione originale: The Twin Towers: A Dialectic of Opposites Le Torri Gemelle del World Trade Center, demolite l&#8217;11 Settembre del 2001, non erano due grattacieli come gli altri. Erano quello che gli studiosi di geometria chiamano enantiomorfi, forme e strutture che presentano simmetria opposta o [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=artaudafe.wordpress.com&amp;blog=2447269&amp;post=19&amp;subd=artaudafe&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p class="titolo"> Versione originale: <a href="http://businessofemotions.typepad.com/drrm/2006/05/the_twin_towers.html">The Twin Towers: A Dialectic of Opposites</a></p>
<p>Le Torri Gemelle del World Trade Center, demolite l&#8217;11 Settembre del 2001, non erano due grattacieli come gli altri. Erano quello che gli studiosi di geometria chiamano <span style="font-style:italic;">enantiomorfi</span>, forme e strutture che presentano simmetria opposta o speculare.<br />
Non occupiamoci per ora del motivo per cui furono costruite così, e da chi; innanzitutto vale la pena esaminare la simbologia di tale geometria.<br />
Prendiamo in considerazione la definizione di <span style="font-style:italic;">enantiomorfi </span>data dall&#8217;Oxford English Dictionary: &#8220;Due figure o porzioni di materia sono considerate reciprocamente enantiomorfe quando non sono sovrapponibili, ossia che l&#8217;una non è contenibile in una matrice o in uno stampo che contenga l&#8217;altra, avendo tuttavia forma identica all&#8217;immagine speculare dell&#8217;altra.&#8221;<br />
Pure Tweedledum and Tweedledee, personaggi di <span style="font-style:italic;">Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò</span> (1896) di Lewis Carrol, erano enantiomorfi.<br />
Questo ci suggerisce che se a quelle torri gemelle fosseri stati dati nomi invece di numeri, quelli di David e Nelsen Rockefeller sarebbero stati<br />
perfetti, giacché tanto si adoperarono per edificarle.<br />
Ora mettiamo in relazione la definizione di enantiomorfi con quella di <span style="font-style:italic;">enantiodromia</span>, che in greco significa &#8220;procedere nella direzione contraria&#8221;. L&#8217;enantiodromia è il processo di separazione in coppie di opposti. La legge dell&#8217;enantiodromia è quella della dialettica.<br />
Per Eraclito questa legge è la funzione regolatrice dell&#8217;antitesi, una mutua collisione &#8220;che secondo il filosofo faceva da tramite all&#8217;inevitabile momento in cui ogni cosa incontra il proprio opposto&#8221;.<br />
L&#8217;<span style="font-style:italic;">Oxford English Dictionary</span> prosegue informandoci che Carl Gustav Jung impiegò il termine enantiodromia per descrivere l&#8217;emergere dell&#8217;inconscio opposto. Ad esempio la conversione al Cristianesimo di Saulo. La repressione fa scaturire da se stessa la rivolta fatale.<br />
Non si potrebbe forse dire che le Torri Gemelle erano monumenti inconsapevoli all&#8217;enantiodromia, vera contraddizione nel cuore del capitale, processo di separazione in coppie di opposti, mutua collisione?<br />
La cellula crea il proprio virus. Il <span style="font-style:italic;">McWorld</span> crea la <span style="font-style:italic;">Jihad</span>.</p>
<p>Richard Marsden<br />
Professore Associato di Relazioni Industriali presso l&#8217;Athabasca University, Canada<br />
<span style="background-color:#ffffff;"><br />
</span></p>
<hr /><a href="http://www.artaudafe.com/"><u>home:artaudafe.com</u></a> &gt; <a href="http://artaudafe.wordpress.com/"><u>articoli</u></a> &gt; <b>Torri gemelle: una dialettica degli opposti</b></p>
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		<title>Il codice Artaud</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jan 2008 18:40:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>artaudafe</dc:creator>
				<category><![CDATA[60° Artaud]]></category>
		<category><![CDATA[Artaud]]></category>
		<category><![CDATA[artaudafé]]></category>
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		<category><![CDATA[Nancy-Spero]]></category>

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		<description><![CDATA[home:artaudafe.com &#62; articoli &#62; il codice Artaud Codex Artaud VI (dettaglio), 1971, © Nancy Spero. Il termine latino codex, da cui deriva la parola codice, originariamente aveva il significato di tronco, o ceppo, che gravava sul corpo del suppliziato, costretto a portarne il peso. In séguito fu utilizzato per indicare la tavoletta di legno cerata [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=artaudafe.wordpress.com&amp;blog=2447269&amp;post=5&amp;subd=artaudafe&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p>Codex Artaud VI (dettaglio), 1971, © Nancy Spero.<br />
<img src="http://artaudafe.com/img/codartaud6.jpg" /></p>
<p>Il termine latino <i>codex</i>, da cui deriva la parola codice, originariamente aveva il significato di tronco, o ceppo, che gravava sul corpo del suppliziato, costretto a portarne il peso.</p>
<p>In séguito fu utilizzato per indicare la tavoletta di legno cerata impiegata come materiale di scrittura e, successivamente, una particolare tipo di formato (il libro compatto rilegato in pergamena) distinto dal <i>volumen </i>(il rotolo in papiro).</p>
<p>Codice Artaud: materia (<i>hyle</i>) senza volume, corpo senza organi, teatro senza spettatore, marionetta senza fili, significante senza significato, pietra senza peccato, peccato senza pietra&#8230;</p>
<p>«Con il geroglifico di un soffio» Artaud cercava «l&#8217;idea di un&#8217;arte sacra»<sup>1</sup> miniando una scrittura «per gli analfabeti»<sup>2</sup> sul proprio «corpo senza organi»<sup>3</sup>.</p>
<p>L&#8217;idea del corpo artaudiano come «codex» ispira alla pittrice nordamericana Nancy Spero &#8211; agli inizi degli anni settanta &#8211; due serie pittoriche dedicate allo scrittore marsigliese.</p>
<p>L&#8217;influenza dei lavori di Butler, Cixous e Derrida su scrittura, <i>différance </i>e <i>mimicry </i>dà all&#8217;opera di Spero una valenza «trans-mediale» che rende giustizia alla proteiforme genialità di Artaud.</p>
<p>Il corpus artaudiano, così come il corpo di Artaud, divengono «immagine del pensiero e materia dell&#8217;essere»<sup>4</sup>.</p>
<p>Gianni Rainero</p>
<hr />1: A.Artaud, <i>Il teatro e il suo doppio</i>, Einaudi, Torino 1978<sup> 4</sup>, pp. 260-262<br />
2: A. Artaud, <i>Œuvres completès</i>, Gallimard, Paris 1956, p.11.<br />
3: A. Artaud, <i>Per farla finita col giudizio di dio</i>, Stampa alternativa, Roma 2001<br />
4: Christophe Richard, <i>Le Corps sans Organes, image de la pensée et matière de l’être.</i> <a href="http://www.europhilosophie.eu/recherche/IMG/pdf/Richard.pdf">http://www.europhilosophie.eu/recherche/IMG/pdf/Richard.pdf</a><br />
<font color="#ffffff">.</font><br />
<hr /><a href="http://www.artaudafe.com/"><u>home:artaudafe.com</u></a> &gt; <a href="http://artaudafe.wordpress.com/"><u>articoli</u></a> &gt; <b>il codice Artaud</b></p>
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